martedì, ottobre 11, 2005
http://www.repubblica.it/2005/j/sezioni/cronaca/kinderboy/kinderboy/kinderboy.html
tristezza massima
domenica, ottobre 09, 2005
potrei anche riiniziare a scrivere qui.. giusto perchè mi sono ricordato che ho sto blog. un po' come l'altra volta, non che non sia successo niente.. aaaaanzi. ma è che mi dimentico di poter scrivere qui, o semplicemente non ho più tanta voglia.
ieri notte però ci sono stati 10 minuti di dissonanza cognitiva: ero svaccato sul divano, e ad un certo punto m'è venuto lo stimolo per una scorreggia gigante. non che ci siano problemi in genere, ma ieri titti era seduta a giocare al computer. fin quando sono cose piccoline, indolori e silenziose, allora uno ce la fa, oppure modera il tono dell'uscita. ieri no, era una cosa senza senso. dopo 10 minuti di strenua resistenza, esco fuori e tutto si compie. torno dentro dopo 10 secondi e titti fa: "ma cos'è stato? ho sentito una specie di tuono". spettacolare titti.
giovedì, settembre 15, 2005
Ora vi cuntu tuttu ill’iniziu
comu fu a storia ru nostru viziu,
quandu nu jornu n’ homu i rispettu
scindiu a Riggiu cu nu carrettu,
e bandiandu comu a nu pacciu
s’era jarmatu nu bellu spacciu.
«A milli liri, a milli liri…
cimi ‘ntoppati e tutti niri!!!»
e tutta a genti meravigliata
sa cattau pi fari ‘nzalata.
E non sapendu chi c’era nu ‘mbrogghiu
ci fu cu sa misi puru sutt’ogghiu.
E fu cusì chi na bella matina
l’homu i rispettu nisciu na cartina,
e comu nu magu ‘nta nu minutu
fici na cosa a forma i ‘mbutu,
intra ci misi i cimi niri:
«Viniti genti, faciti du tiri!!!»
E tutti in fila ‘nda stu carrettu:
«Comu mi sentu…mi fici effettu!!!»,
chiddu chi fu u chiù putruni
si fici du tiri i cartuni.
E fu cusì chi u mundu girava
chi sta ‘nzalata non si mangiava,
e fu cusì chi si passau o gran passu
ru ‘mbriacamentu si passau o scassu,
chi ‘ndu ‘mparammu ormai a memoria:
«Senti scusa ma fai na storia?»
i reci carti oppuri i ‘nettu
cerchi l’homu ru carrettu.
E poi a sira an mezzu all’amici
Ca storia ‘nte palli tutti felici,
nu paccu i Rizla, na sigaretta,
c’è l’autostrada chi ‘ndi spetta.
A storia ri stori finiu cusì
E non mi spiati pirchì!
(grazie a h4mm3r)
sabato, agosto 27, 2005
ma si.. una volta aver capito definitivamente che la colpa era solamente mia, la delusione è passata. è rimasta una lievissima punta di rammarico, che compare solo quando mi viene in mente, ma è una situazione che non crea nessun problema
difficile tornare davanti a un pc per lavorarci, dopo 20 giorni di quasi paradiso. non descriverò tutto quanto successo a reggio city, mi prendo male a ricordarmi e ho poca voglia di espressione, ma dirò solo che sto già cercando un'altra data per tornare
lunedì, agosto 15, 2005
in fin dei conti, pensandoci bene, forse avrei dovuto anche aspettarmelo. ma ho sempre pensato più in positivo di quanto avessi dovuto fare, nell'ultimo periodo. non riuscirò a levarmi mai queste fette di prosciutto davanti agli occhi.
la cosa che non capisco è perchè mi dispiaccia così tanto, perchè è stato molto raro che mi sia dispiaciuto veramente così tanto, allo scoprire della verità. ma meglio scoprirla e farsene una ragione, che stare a cercare di capire cose che non capiresti mai senza la verità.
sabato, agosto 13, 2005
oggi è il secondo anniversario della PRESA DI SKAGEN.
la sera del lontano 12 agosto del 2003 tre persone partirono da copenhagen, decise a conquistare la vetta della danimarca, costituita da questo pezzo di paradiso. dopo un viaggio di una notte, al limite della sopravvivenza, cambiando treni in stazioni di paesini dimenticati da dio all'interno della danimarca, la mattina del 13 si arriva a frederikshavn, posto dove la ferrovia finisce e inizia il collegamento privato per skagen. i nostri prodi sono davanti al bivio, pullman o trenino piccolo trenino per il paradiso. il primo a passare è un pulmino, dove si sale e si va. dopo un'ora di paesaggi incontaminati, paesini danesi fuori dalla realtà e gente che ispira curiosità solo guardandola, si arriva alla stazione di skagen, nella piazzetta della stazione. 13 agosto: felpa, pantaloni lunghi, calze e scarpe. vento allucinante, costante e senza soluzione di continuità. questa gente vive sempre con il vento addosso.
dopo 2 ore di sonno nella sala d'aspetto della stazione, in attesa anche che finisse quel freddo senza fine, si parte: il paesino è meraviglioso, casette gialle basse che gli danno una caratteristica da borgo di pescatori, vialetti piccolini con un casino di biciclette un casino di gente e quasi nessuna macchina. tutto sembra fuori dal mondo, tutto sembra in un'altra dimensione, pare che il tempo si sia fermato anni e anni fa, per le cose e per le persone. trovato un parco, che sembra più un boschetto incontaminato dentro il paesino che un parco artificiale, ci si ferma per un paio d'orette a "prendere aria", avendo anche vasta scelta, dopo essere usciti da appena 24 ore da christiania.
carichi come le molle ci si alza e si decide per la conquista della punta. la punta: grenen, a 3 km dal paesino, la punta estrema della nazione, divisione tra skagerrat e kattegat, divisione tra mare del nord e mar baltico. due, anzi tre opzioni per raggiungerla: lungo la stradina principale, a piedi o con un pulmino, o via spiaggia, a piedi. l'ultima ipotesi è quella che più prende bene i nostri. in spiaggia si costeggia il mar baltico, in un'area in cui è vietatissimo anche mettere i piedi nell'acqua per il vento che c'è. non ci sarebbe nemmeno stato bisogno di mettere i cartelli del divieto di balneazione, ma ci sono. tre chilometri di sabbia, anche quattro forse, che sembrano non finire mai. lungo la strada incontriamo non più di tre persone che avevano deciso come noi di evitare la strada. difficile immaginare di aver percorso tre km più bella in vita tua. dopo il faro, dopo un lieve giro verso sinistra, si intravede la punta in lontananza, con la gente che inizia ad aumentare, arrivata in macchina col pulman o con qualsiasi altro mezzo. niente, a parte la spiaggia e il mare, e vegetazione a sinistra. nel mezzo della strada, quando a sinistra non c'è più troppo riparo perchè la vegetazione va diventando sempre più rara, la tempesta, all'improvviso. vento e acqua insieme mai visti in 24 anni di vita. il nostro lato sinistro era completamente bagnato, zuppo d'acqua, il nostro lato destro era completamente asciutto. camminare stava diventando pesante, tra la sabbia e la tempesta che ti spingeva di lato, senza darti tregua. più si andava avanti, più diventava difficile. ma dopo qualche ora dalla partenza dal paese, grenen era nostra. riparati dietro il camioncino antitempesta che portava la gente da lì alla civiltà, guardare in fondo era come guardare il paradiso: i due mari che si scontrano, a sinistra il mare del nord, a destra il mar baltico, uno contro l'altro. in fondo, molto in fondo, l'idea della norvegia, idea data da un peschereccio lontanissimo che andava verso sinistra, appena decifrabile nella foschia che annebbiava la vista.
difficile dover pensare di dover abbandonare quel posto, ma dopo un po' si gira e si inizia il ritorno: il lato zuppo non si era ancora asciugato, e ora era il turno dell'altro. la tempesta era sempre dietro l'angolo, il vento era una cosa a cui non facevamo quasi più caso. stavolta decidiamo di cambiare strada, e di andare a piedi dalla stradina che arriva in paese. un po' più arida, e un po' più calda, col sole che picchiava in testa, e ogni tanto qualche macchina che tornava o che andava, ma più spesso era una bici.
in paese localizziamo un altro parco, vicino la stazione da dove la sera saremmo partiti per ribe, il paesino più vecchio di tutta la danimarca, e occupiamo una panchina. è passato un po' prima che la conversazione diventasse fitta, prima che si riiniziasse a parlare speditamente: i pensieri erano ancora difficili da sciogliere, non era ancora facile rendersi conto di quello che si era fatto e che si era visto. il viaggio finiva lì, o quasi, i due posti visti dopo hanno risentito un po' di quel giorno, perchè le visuali, le strade, non erano più le stesse, pur avvicinandosi al massimo. io ci tornerò.
mercoledì, agosto 10, 2005
questo posto è bellissimo. proprio troppo bello. tutti dovrebbero vederlo e passarci qualche giorno della loro vita. sono qua da 4 giorni e non vorrei andarmene più. alcune cose speravo andassero diversamente, ma forse sono solo paranoie mie o sono io che ho valutato male alcune cose, ma pazienza, cercherò di farmene una ragione. andrà come deve. ho delle speranze ma non delle illusioni, le illusioni non fanno più parte della mia vita da un po'. intanto vado a mare, mi faccio le pere di mare e mi guardo attorno, e penso poco, penso proprio molto poco. non mi sforzo di non pensare, è che proprio non penso. in fondo so contento, proprio contento, non sono certe cazzate che possono rendermi triste.
martedì, agosto 02, 2005
non è che ci scriva poi più di tanto ultimamente qui, un po' perchè succede relativamente poco (relativamente), un po' perchè sto quasi dimenticando di avere un blog. ma l'altro giorno è successa una cosa che va ricordata.
giravo tra i canali sky senza una meta fissa, cercando di trovare qualcosa che mi facesse passare nella pace dei sensi la mezzoretta prima di uscire per andare non ricordo dove. bene. passo dai canali sportivi e guardo l'elenco: trovo reggina-parma. non è stata una partita felicissima, sono scesi a reggio e ci hanno fatto malissimo, dopo 2 gol loro mozart accorcia le distanze ma poi loro fanno il terzo e tutti a casa. non ho subito ricordato quanto fosse finita, complici i miei recenti vuoti di memoria istantanei, ma appena ho messo su quel canale, nello stesso istante in cui ho finito di digitare 205 sul telecomando, cosa vedo? mozart sul dischetto del rigore, pronto a tirare. su 4 gol, su 90 minuti, ho messo lì proprio in quell'istante. prende la rincorsa, una finta, tiro, gol. bacio alla fede e corsa verso il centrocampo. quasi iconico, dall'arrivo al canale fino alla corsa a metacampo. è un segno, una testimonianza del legame di fratellanza con i ragazzi. non poteva esserci un segno, un segnale più immediato di uno così. grazie ragazzi.
martedì, luglio 19, 2005
Ieri sono tornato. Sono tornato tra questa gente di merda. Sono uscito di casa, conscio che per avere le due cose che dovevo comprare, un cavetto USB-mini B e un dvd, dovevo tornare in mezzo a questa gente. Non è stato facile accettare l'idea ma alla fine o così o niente cavetto.
Sceso in duomo e salito in superficie mi è salita subito la carogna sulle spalle: vedere tutti sti invertebrati che camminavano per piazza duomo e per la via che porta a piazza san babila è stato un trauma, non avendoli visti da cosciente per mesi (se passavo di lì era tardissimo e tornavo da qualche uscita verso le colonne o roba simile). tutti che camminano guardandosi attorno, come a dire "mi stai guardando? sono fiQo, sono fiQa". difficile che io possa camminare in altre strade con sta sensazione di odio totale addosso, molto difficile.
Tornare a casa è stato un sollievo non indifferente, come poche volte è successo finora.
martedì, luglio 12, 2005
ieri ho avuto l'illuminazione, la svolta, la decisione: potete chiamarmi HATTORI HANZO